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Rocche e fortezze: Rocca di Trassilico

Trassilico, a sud della Garfagnana, segna la zona il confine più meridionale degli antichi Stati estensi. Se ne ha notizia fin dal 740, quando un certo chierico longobardo, Gunduald, vi acquistò un pezzo di terra. Successivamente feudo della famiglia dei Porcaresi, i quali si pensa che abbiano costruito l’originaria Rocca, dal XV secolo è stato dominio degli Este, come gran parte della Garfagnana, e sede amministrativa di una vicaria. In Rocca, infatti, risiedeva un podestà nominato dalla comunità, si amministrava la giustizia e si riunivano i parlamenti degli antichi comuni del circondario: Cascio, Molazzana, Brucciano, Calomini, Vergemoli, Fornovolasco, Gragliana, Fabbriche, Valico Sotto e Valico Sopra. Grazie anche alla storica importanza strategica del luogo e alle funzioni militari e amministrative della Rocca, il paese ha dato i natali, nei tempi passati, al naturalista Antonio Vallisneri, al fisico Leopoldo Nobili e al poeta Giovanni Pierelli. La Rocca, da poco restaurata nella cinta muraria e nel severo torrione, fa bella mostra di sé al culmine del colle di Trassilico.

Da Trassilico si scorge, oltre a una buona parte della Garfagnana meridionale, anche una vista unica sulle Alpi Apuane. Non si può non notare, prima di entrare in paese, un’artistica fontana-lavatoio con fregi ed iscrizioni in pietra. Ai margini del paese la maestosa chiesa di San Pietro, con una bellissima tavola cinquecentesca, da poco restaurata, di Simone Carretta. Va poi visitata la Rocca, con il suo torrione severo ed esposto alle intemperie. Fulvio Testi, poeta seicentesco e Governatore di Garfagnana, ricordava ai suoi tempi che i venti particolarmente sono stati orribili, sì che facevano tremare la Rócca, le cui muraglie sono grosse 6 braccia, e queste non sono favole.

Sulla fontana-lavatoio, poco fuori del paese, con lettere scolpite in pietra sotto gli emblemi vicariali ed estensi, in un italiano spagno-leggiante, si invitavano le donne a tenere a freno la lingua, ricordando che “non es fuogo che mas arda come lingua che mas habla”.

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